Gli Houthi conquistano Bad el Mandeb. L’Iran domina due stretti strategici
Hormuz e Bad el Mandeb. Due stretti, due linee di collegamento, due rotte commerciali fondamentali di un’economia mondiale fortemente globalizzata.
Da Hormuz, che collega il golfo Persico con l’oceano Indiano, e da Bad el Mandeb, che collega il mar Rosso al canale di Suez e al mar Mediterraneo, transitano il 20% del commercio globale di gas liquefatto e idrocarburi (oltre 21 milioni di barili di petrolio, cioè un quinto del petrolio destinato al mercato globale) e il 12% dei commerci internzionali via mare.
Da ieri, dopo Hormuz, anche lo stretto di Bad el Mandeb è chiuso e il trasporto via mare nell’area è stato interrotto dopo che gli Houthi, i “Partigiani di Dio”, movimento armato yemenita di fede sciita, hanno preso pieno controllo dello stretto di Bad el Mandeb, dell’intera costa sud occidentale dello Yemen e del mar Rosso.
I miliziani Houti sono avanzati in pochi giorni per centinaia di chilometri all’interno del paese yemenita, raggiungendo la città portuale di Mocha e le isole in prossimità della costa, tra le quali la strategica di Perim, che divide in due lo stretto di Bab el Mandeb: la porta d’accesso obbligata dal mar Rosso verso canale di Suez e mar Mediterraneo.
Un successo militare e strategico che rafforza l’Iran e mette nel sacco gli Stati Unit d’America e i loro alleati sauditi.
Nonostante, a causa delle sanzioni quarantennali, l’Iran sia tra i produttori di greggio con un impatto diretto limitato rispetto ad altri paesi esportatori del Golfo, come ad esempio il Qatar, lo stato persiano, attraverso il controllo delle rotte energetiche e marittime mediorientali, ha certificando la fine del dominio sul mare degli Stati Uniti.
Da febbraio 2026, a causa dell’aggressione militare degli Usa, (manipoltati da Israele per ammissione dello stesso Benjamin Netanyahu durante una recente intervista rilasciata alla tv israeliana) l’Iran ha preso il controllo di Hormuz, impedendo qualsiasi transito nel golfo Persico.
I risultati di questa interdizione li abbiamo visti: con i costi di carburante, alimentari, produzione industrale più che raddoppiati. Uno shock energetico sistemico che i mercati mondiali non saranno più in grado di assorbire.
Se la chiusura dello stretto di Hormuz sta soffocando l’economia globale e in particolare quella europea che è totalmente dipendente dalle importazioni di greggio provenienti dall’estero e che si è già privata, per fare un favore agli Stati Uniti, (grazie a ucraini e alcuni paesi baltici che hanno fatto saltare il gasdotto nord stream 1 e 2) di quelle russe, la chiusura di Bad el Manbed rischia di provocare nuovi e immediati rincari su energia e beni di consumo.
Il blocco di Bad el Mandeb provocherebbe un ulteriore e rapido aumento dei prezzi di benzina, gasolio e gas naturale e determinerebbe ritardi nelle spedizioni cibo, grano, fertilizzanti. I prodotti industriali subirebbero forti rallentamenti e aumenti di costo, perchè le navi mercantili dovrebbero circumnavigare l’Africa passando per Capo di Buona Speranza e questo allungamento delle rotte, anche di settimane, farebbe lietitare il prezzo dei noli marittimi.
I porti italiani e quelli europei, in particolare, perderebbero gran parte dei traffici commerciali e le aziende farebbero fatica a ricevere i componenti necessari per la produzione, con tutto ciò che ne conseguirebbe. Si parla di interruzione della catena di approvvigionamento (supply chain disruption) che dalle fabbriche si estenderebbe fino al consumatore finale.
La strategia messa in atto dagli iraniani non è una novità e aveva già dato prova della propria efficacia. Per supportare i palestinesi di Gaza genocidati da Israele, lo Yemen, che non possiede una flotta navale propria, chiuse al transito lo Stretto di Bab Al- Mandab solo attraverso l’utilizzo di missili e droni.
Nonostante i bombardamenti britannico statunitensi, lo stretto rimase chiuso fino alla finta tregua su Gaza nell’ottobre 2025 (durante la quale sono morti 1000 palestinesi e altri continuano a morire) con un accordo separato siglato tra gli Usa e gli AnsarAllah, gruppo politico yemenita fondato da Hussein Al- Houthi (gli Houthi).
Il presidente americano, dunque, promette, minaccia, parla di vittoria e annessione, ma la verità è che gli Stati Uniti hanno rovinosamente perso questa guerra e si sono impantanati in Iran, come in Vietnam e Afghanistan.
Le opzioni per tentare di forzare il blocco dei Pasdaran da parte di Washington sono tutte estremamente pericolose e insidiose, sopratutto adesso che si è aperto in fronte yemenita. L’Iran ha già dimostrato, silurando diverse navi che hanno tentato di attraversare lo stretto senza permesso, di non scherzare affatto.
Si parla da tempo di aumentare la potenza di fuoco dei bombardamenti (scelta che rischierebbe di colpire anche navi di Stati, come il Pakistan, l’India e la Cina, ai quali Teheran consente l’attraversamento dello Stretto).
Si è immaginato di scortare ogni petroliera in transito con navi da guerra, ma senza controllo della costa e con una diffusa presenza di mine nelle acque di Hormuz questa opzione è di fatto impraticabile.
E poi c’è l’opzione di un intervento con truppe di terra, che diverse voci dal Pentagono escludono categoricamente.
Una quarta via prevede l’impiego contemporaneo di tutte le opzioni in campo, ma si tratfa di una scelta folle, costosa e impopolare che richiederebbe un imponente impiego di navi da guerra statunitensi impantanate in una guerra che potrebbe durare mesi, forse anni, e dagli esiti devastanti (umani, ecologici, ambientali, economici, sociali e sanitari).
Tutto questo per assecondare il fanatismo delirante di Israele e insabbiare i crimini sessuali dell’inquilino della Casa Bianca.
Israele. La manipolazione degli Usa e la soluzione finale per Gaza12 Settembre 2026
Israele e Marocco, dopo Ceuta consolidano gli Accordi di Abramo 12 Settembre 2026

